La via più facile di far parlare di sè è girare un porno: magari un BUON porno.
La seconda mossa è convertirsi al cattolicesimo seduta stante e senza passare dal VIA.
Chissà perchè poi i divi di razza italica vanno tutti in Bosnia a chiedere pietà ad una Madonna a caso, dopo che si son compiute nefandezze di ogni sorta....non lo capirò mai.
Nel caso di Paolo Brosio, la nefandezza maxima era quella di esercitare la professione di giornalista avendo nel cranio 2 neuroni contati che ballavano la macarena notte e dì: lui racconta che nel mentre era ad un festino, si ritrovò a recitare l'"Ave Maria" mentre tutto intorno si verificava la bolgia infernale di scambi di liquidi seminali e non (che poi per invitare Paolo Brosio ad una ammucchiata, ci vuole coraggio.....ma va beh, questa è un'altra storia).
Nel caso di Sara Tommasi, non mi aspettavo proprio questa sua redenzione post lancio del suo "film speciale": FILM SPECIALE come definito da lei stessa, forse perchè rivedendosi si è resa conto che sembrava avere qualche problemino di coordinazione tra ESPRESSIONI FACCIALI- ESPRESSIONI VERBALI - REAZIONI LOGICHE A STIMOLI FISICI.
Per effettuare un'analisi tecnica del pornazzo in questione, dovrei prima ammettere di averlo visto: ebbene si, sono una di quelle che s'è voluta IMPICCIARE.
Che poi l'ideona mia di vedere il porno in compagnia maschile è stata pessima in quanto Sara Tommasi ed i suoi co protagonisti, ammoscerebbero anche un galeotto al 41 bis.
LOCATION: il budget stanziato per la produzione del film, intorno ai 35-40 euro, ha permesso di girare le varie scene in ambienti asettici su mobilia di Mondo Convenienza: a mio avviso erano gli uffici della "prestigiosa" casa di produzione Dive Star Production and Management, tanto per attenersi ad uno stile minimal e sobrio tanto per non distrarre lo spettatore con artefizi scenici.
PROTAGONISTI: a parte l'attrazione clou, Sara Tommasi, c'erano altri loschi individui che le giravano intorno (qualcuno pure sopra, e qualcuno anche da dietro) che avevano la funzione di svegliarla dal torpore e dagli stati di coma apparente nei quali soventemente crollava. Le performance di MANZO DEL TORO promettono bene (dato il nick scelto dall'attore), ma dopo un'accuratissima analisi visiva, tendo a dire che un pischello di 18 anni farebbe di meglio.
TRAMA: da quello che sono riuscita a comprendere, si svolge tutto intorno all'iniziazione di una ggggggiovane donna che prima dei 31 anni s'è annoiata in una città noiosa come L'UMBRIA (cito testualmente S.T.) e poi ha scoperto le gioie del sesso con uomini, donne, animali, vegetali e minerali. Il leitmotiv sono le 3S, ovvero soldi-successo-sesso quantificate nella quantità di fatture che dovrebbe cominciare a rilasciare per le prestazioni effettuate con ritenuta al 20%. Cacchio, è laureata in economia, mica è una shampista di Tor Pagnotta.
1 SCENA MADRE: Sara si ritrova a parlare a ruota di una totalità varia di argomenti poco edificanti, il tutto su un tavolino di plexiglass bianco, con un triste dildo normodotato in mano, e con un effetto BLUR intorno a lei che le dona un non so cosa di angelico e poetico. Peccato che quando apre bocca, inizia il torrente di cappellate (frutto della frequentazione con Alfonso Luigi Marra ed il suo parrucchino) pseudo filosofeggianti che inducono lo spettatore a mettere in pausa il filmato ed andare a farsi un tuffo a mare, nel tentativo di sbattere il cranio contro uno scoglio per avere una scusa per non continuare la visione del film.
2 SCENA MADRE: photoshooting della Tommasi in piedi, ignuda, con sandalo da cubista con plateau di svari centimetri, accanto ad una mini porno diva nana: il tutto risulta eccitante come la visione di un cassonetto dell'AMA dato alle fiamme da un gruppo di rumeni ubriachi.
Per dare un po' di movimento alla scena, si cambia location e si usa un tavolino moribondo (sempre MONDO CONVENIENZA) sul quale si svolge la peggiore scena lesbo, dai tempi di Pamela Prati e dei suoi filmini soft core.
Ed è proprio in questo contesto che sono inorridita di fronte alla patonza non depilata della Tommasi: ma come, io, da brava donna che si è eretta a paladina della ceretta, tolto tutti i peli uno per uno per risultare bella liscia come una dodicenne, e questa fa un porno con la ricrescita da LAMETTA?????? Rabbrividisco al sol pensiero.
3 SCENA MADRE: Il pornoshop! Originale come presentarsi vestiti da SUORA SEXY ad Halloween.
La Sara armeggia con dei falli finti, quando viene adocchiata da un abituè dei sex shops. Lui, coatto e vestito come un paesano che vuole far colpo su una donna di città (conciandosi in maniera imbarazzante per il genere maschile che penosamente rappresenta), e con l'espressione da gatto che punta i passerotti, s'avvicina alla preda che per nulla s'aspettava l'arrivo da retro di un maschio beta.
"Stranamente" sotto il vestitino non porta le mutande, quindi è tutto molto più facile per lui, per un altro cliente che ravanava tra gli scaffali e per un uomo nero a caso che passava di là mettersi in circolo e cimentarsi in un bukkake comico: uno s'aspetta (dalla piega del film che fino a quel momento ha preso) che o ci sia la Tommasi con il ginocchio della lavandaia in preda ai crampi, o che scoppino tutti in una sonora risata e finisca con cordiali strette di mano. Purtroppo lo spettatore viene deluso dall'inevitabile happy ending del bukkake in corso, che termina con l'espressione per nulla turbata della Tommasi nel constatare che ha la parrucca totalmente impecettata e che, forse, dovrà portarla in tintoria prima di riconsegnarla al negozio di fiducia.
4 SCENA MADRE - finale-: Io in attesa di un incontro del terzo tipo con extraterrestri verdognoli, avevo già esposto il poster I WANT TO BELIEVE con tanto di autografo di Fox Mulder. Invece ho assistito al threesome composto da: 2 maschietti chiacchieroni e ridanciani, e una Sara Tommasi (sempre parruccata di rosso) che emette gemiti a caso. Inoltre è capacissima nel fare la telecronaca di ciò che avviene nel preciso momento in presa diretta: ha descritto minuziosamente con terminologie tecniche e mediche ciò che i 2 malcapitati co protagonisti stavano facendole in quel preciso istante: è proprio vero che LA LAUREA PARLA (come spesso dice lei di se stessa giustificando le minchiate paurose che fa in nome dell'antisignoraggio bancario o di chissà quale altra causa persa).
Ciò che resta del film è un senso di insoddisfazione e di pena per questa poveraccia che le ha provate tutte per avere un minimo di successo in campo artistico. Ah, oltre ai sentimenti contrastanti, nella mia mente resterà per sempre questa immagine impressa, come simbolo che, se non sai fare neanche un porno, datti all'ippica (ma ricorda che anche quella strada è stata già battuta da una grande Cicciolina, attualmente in gran rispolvero!).
Va bene applicarsi, va bene fissarsi con uno stile o fissarsi nel perseguire il proprio fine di diventare una grande danzatrice o una buona insegnante, però a certi livelli (bassi) si rasenta il ridicolo.
E soprattutto la danza del ventre è un focolaio di antagonismo e un'associazione a delinquere vista l'enorme quantità di denaro che vi circola.
Un abito costa in media 300 euro, determinati rivenditori lo spacciano per D'ALTA CLASSE e lo fanno pagare addirittura 600/700 euro, millantando competenze sartoriali di coloro che tagliano e cuciono le stoffe da 4 soldi. Per non parlare di accessori e simili: una spada, se ti dice bene, 60 euro, le ali vanno dai 60 euro in su e non sempre sono di buona qualità, i cimbali costano 25 euro (e se prendi la sòla 15 euro ma suonano di cacca), etcetc.
Oltre a questo reciclo di denaro messo su da ex estetiste o da bancarellare da mercato, c'è l'obbligo morale o anche imposto di partecipare a determinate manifestazioni: gli stage con i professionisti, costano 80 euro a lezione, con quelli più scadenti di meno. E occhio: di scadenti ce ne sono a bizzeffe in giro.
Allo stage di Riccione mi sono fatta 2 conti: le vere professioniste sono quelle che vincono medaglie e restano umili. Ho visto tanti nomi blasonati rivelarsi delusioni immonde, ballare male, insegnare male.... Invece chi è rimasto più nel cuore di chi ha assisitito alle varie lezioni, sono stati gli/le insegnanti che, consci della loro bravura e professionalità, non hanno dovuto dimostrare attraverso gesti teatrali il loro talento.
E soprattutto la danza del ventre è un focolaio di antagonismo e un'associazione a delinquere vista l'enorme quantità di denaro che vi circola.
Un abito costa in media 300 euro, determinati rivenditori lo spacciano per D'ALTA CLASSE e lo fanno pagare addirittura 600/700 euro, millantando competenze sartoriali di coloro che tagliano e cuciono le stoffe da 4 soldi. Per non parlare di accessori e simili: una spada, se ti dice bene, 60 euro, le ali vanno dai 60 euro in su e non sempre sono di buona qualità, i cimbali costano 25 euro (e se prendi la sòla 15 euro ma suonano di cacca), etcetc.
Oltre a questo reciclo di denaro messo su da ex estetiste o da bancarellare da mercato, c'è l'obbligo morale o anche imposto di partecipare a determinate manifestazioni: gli stage con i professionisti, costano 80 euro a lezione, con quelli più scadenti di meno. E occhio: di scadenti ce ne sono a bizzeffe in giro.
Allo stage di Riccione mi sono fatta 2 conti: le vere professioniste sono quelle che vincono medaglie e restano umili. Ho visto tanti nomi blasonati rivelarsi delusioni immonde, ballare male, insegnare male.... Invece chi è rimasto più nel cuore di chi ha assisitito alle varie lezioni, sono stati gli/le insegnanti che, consci della loro bravura e professionalità, non hanno dovuto dimostrare attraverso gesti teatrali il loro talento.
A parte lo stage, dove ho assistito alle peggio leccate di chiappe da parte di improbabili danzatrici (come se il talento si possa recepire attraverso le papille gustative della lingua e possa essere profuso dalle cellule del culo altrui), mi sono fatta altri 2 conti (tra un po' prendo il diploma da ragioniere): chi proprio non è portato, deve prendere la danza per quello che è, ovvero un'attività da fare a tempo perso.
Se sei una scopa che va a tempo, non sei una danzatrice. E' inutile applicarsi: sempre scopa resti. Se il pubblico poco istruito sulla danza, ti applaude, non è perchè sei brava, ma perchè hanno intravisto una coscia e si sono eccitati. La bravura è altro.
Per fortuna che, girovagando un po' da un'insegnante all'altra, ne ho trovata una davvero brava.
Per fortuna che, girovagando un po' da un'insegnante all'altra, ne ho trovata una davvero brava.
Lucky me.











